
L’argomento di questo Codice è talmente complesso, e a rischio di fraintendimenti, che io ho avuto sincero timore ad affrontarlo. Tuttavia, è un argomento importantissimo per un pirata scrittore che vuole il massimo risultato dal suo lavoro.
Ogni storia si regge su un delicato equilibrio di contenuti, il che vuol dire che al di sopra e al di sotto di una certa soglia di tolleranza, questi contenuti possono dare origine a dei problemi.
In realtà, seguire questi principi dovrebbe significare rispettare questo equilibrio, ma dato che parliamo di linee guida e non di regole settarie, c’è una certa soglia di tolleranza che ci viene in aiuto. Capire, però, come sfruttare a nostro vantaggio questa soglia è una cosa che si impara col tempo e l’esercizio, e che può cambiare in base alla sensibilità e alle esperienze dell’autore.
Ma vediamolo con qualche esempio: il modello dell’Arco di Trasformazione di Dara Marks è strutturato in 3 atti, contraddistinti ognuno da una durata in percentuale (25-75-100), che è indicativa del tempo necessario a sviluppare quel segmento di trama. Non c’è nulla di male a modificare di poco questa percentuale (es. 30-70-100), ma non al punto di stravolgere la proporzione, altrimenti l’autore non sarà più in grado di sviluppare correttamente la trama.
Altro punto da gestire è la costruzione dell’empatia verso il personaggio detentore del Punto di Vista. Se questo personaggio deve apparirci come un buono, non deve però eccedere nelle buone azioni senza mai commettere un errore; finirebbe per ricoprire il ruolo della Mary Sue, ossia di un personaggio così perfetto e infallibile da apparire come falso agli occhi dei lettori.
Ma un personaggio buono che commette troppe azioni infami rischia di produrre il sentimento contrapposto, diventando antipatico ai lettori (che magari inizieranno a fare il tifo per il villain). La stessa cosa accadrebbe con un cattivo che si comporti eccessivamente bene, il che non è per forza un problema, ma se la storia prevedesse per lui una disfatta totale, il lettore potrebbe essere indotto a dispiacersi per lui e criticare lo scrittore per la sua mancanza di tatto.
Il conflitto è uno degli elementi indispensabili di una scena, e non esagero a dire che in sua assenza, oppure con un conflitto inadeguato, sarà come pretendere di navigare su un veliero con il mare in bonaccia: in pratica non si muoverà niente. Ma anche l’eccesso di conflitto, quando non è correttamente gestito, può diventare un grosso problema per la trama (e questo nonostante la regola aurea affermi che il conflitto vada inasprito).
Il personaggio al centro della vicenda deve cominciare a ritagliarsi qualche vittoria a un certo punto; non può uscirne sempre con le ossa rotte, altrimenti il doverlo tenere in vita malgrado tutto comincerà a sembrare una farsa. È una buona regola anche concedere delle pause tra una scena intensa e l’altra, di modo che sia i personaggi che il lettore possano prendere il fiato prima del rialzarsi del conflitto. Non farlo produrrebbe un’assuefazione da parte del lettore, con il rischio che i conflitti successivi non ottengano più l’impatto desiderato.
Ma attenzione: l’assuefazione non è sempre un male. Un pirata scrittore, in alcuni casi, può sfruttare questo fenomeno a suo vantaggio, quando vuole alleggerire delle situazioni che altrimenti sarebbero troppo pesanti. Lo splatter è un esempio in tal senso, dove la violenza è talmente accentuata e così sopra le righe da diventare ironica (e quindi innocua). E lo stesso si può dire della commedia demenziale, in cui le disavventure vissute dai personaggi sono talmente esagerate e tanto lontane dalla realtà da spingere il pubblico a riderne e a volerne di più (cosa che non avviene in un contesto drammatico).
Forse è superfluo dirti che lo stesso effetto può avvenire anche al rovescio, ma te lo dirò lo stesso: se vuoi ottenere un effetto drammatico, devi assicurarti che il conflitto non sconfini nel grottesco. Non c’è niente di peggio di una scena che dovrebbe suscitare tensione e che finisce invece per far ridere.
Come vedi, le situazioni in cui è importante rispettare l’equilibrio del contenuto sono tantissime, e potrebbe non bastare un’intera carriera autoriale per portarle tutte alla luce, figurati a racchiuderle in un Codice del Pirata Scrittore; il mio scopo era quello di farti aprire gli occhi e spronarti a riflettere, perciò ora tocca a te: la prossima volta che guarderai un film, leggerai un libro o sfoglierai un fumetto, prova ad analizzarlo e cerca di capire se tutti gli elementi sono correttamente bilanciati nel loro insieme.
Se ti sembrerà di notare degli squilibri, allora è probabile che lo sono per davvero. Cerca anche di capire se questi squilibri sono causati dalla disattenzione dell’autore o se sono intenzionali. Fruire di tante opere e spendere del tempo per farsi delle domande è il modo migliore per darsi una risposta ed eventualmente replicare sui propri progetti.
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