RECENSIONE: I Birrafondai del Fermento

In un mondo in cui tutta la tecnologia, dai veicoli alle armi, funziona grazie alla spinta propulsiva generata dalla fermentazione alcolica, il Regime tiene in pugno la popolazione decidendo chi può avere accesso ai lieviti e chi no. A Chicalcol, una delle città più grandi di questo mondo alcolico, i fratelli Becs e Bud si arruolano nei partigangster per contribuire all’abbattimento del Regime e per riscattarsi da una vita di povertà e limitazioni. Becs, in particolare, sogna di entrare nei Birrafondai del Fermento, un corpo scelto di gangster capitanati dal famigerato Cicatruce. Ma quando il ragazzo si trova incastrato proprio dai Birrafondai a seguito di una missione finita male, imparerà che la vita criminale che aveva tanto agognato non è così gloriosa come credeva, e che nella vita ci sono cose molto più importanti della fama e della ricchezza.

Prima di cominciare, voglio ringraziare pubblicamente imieicarimostri che mi ha mandato una copia del libro intuendo che lo avrei adorato, questa recensione è dedicata a te.

In cuor mio sono molto grato a questo blog e a tutti voi che lo seguite, perché mi date un pretesto per andare alla ricerca di libri di nicchia, a volte difficili da reperire anche nelle fiere del settore, con what-if assurdi e scritti con tanta qualità da scalzare senza grosse fatiche qualsiasi libro pubblicato dalla così detta “grande editoria”.

Ne abbiamo analizzati tanti nel corso degli anni, ma questo in particolare, sia per il modo in cui sfrutta l’elemento fantastico, sia per la qualità intrinseca del testo, si piazza in cima alla classifica al punto che da oggi in poi in sarà molto difficile fare di meglio.

Scritto dall’autore Stefano Impelitteri (che ha all’attivo altre opere in self publishing), I Birrafondai del Fermento si propone come un romanzo steampunk (anche se l’ambientazione è più quella del dieselpunk, con l’estetica del periodo del proibizionismo americano degli anni ’20) dove al posto del vapore come fonte di energia principale, abbiamo la fermentazione alcolica, resa possibile da lieviti speciali e molto più potenti di quelli che abbiamo nel mondo reale. Qui ogni cosa è basata sull’alcol, dai nomi dei personaggi al gergo, dalle strade alle città, dai mezzi di locomozione alle armi, con un world building che mi ha ricordato lo stile di Sangue del mio Sangue per il modo in cui il tema permea ogni cosa fino a plasmare la mentalità stessa delle persone.

Mi spingo un po’ oltre e vi dico che secondo me ci troviamo davanti un nuovo sottogenere letterario, che potrebbe benissimo essere ripreso in futuro per raccontare nuove storie. Questo è anche merito del lavoro certosino di Stefano, che nel concepire l’ambientazione si è sforzato di rendere tutto coerente e sensato, merito anche di un concept che sfrutta alla grande un’idea apparentemente stupida come quella delle fermentazione a scopi energetici, senza mai tradire la sospensione dell’incredulità.

Ma le idee non si fermano al solo world building, ed ecco che anche gli stessi protagonisti hanno delle caratterizzazioni basate sui vari tipi di sbronze alcoliche, così che abbiamo personaggi da “Sbronza impulsiva”, altri da “Sbronza triste”, altri ancora da ” Sbronza disinibita” e l’elenco non finisce qui.

Nel scrivervi la sinossi ho menzionato Becs e suo fratello, ma altri personaggi hanno i loro capitoli in Terza Persona, come Margarita Maschiaccia, la vera co-protagonista della vicenda, o l’ispettore Ceres Toscanello, e le loro storie si svilupperanno in parallelo a quella di Becs, incrociandosi con la sua solo a trama inoltrata. Sottolineo questo perché soprattutto l’arco narrativo di Margarita procede come una storia a sé stante nonostante lei e Becs condividano molti tratti in comune, e l’impressione è quella di leggere due libri distinti, uniti insieme dalla stessa ambientazione e personaggi.

Considero questa scelta alle stregua di un piccolo errore, perché una costruzione più orientata all’intreccio mi avrebbe risparmiato quella spiacevole sensazione di preferire una vicenda rispetto all’altra. Ma si tratta di un difetto di entità minima, che imputerei a una scelta autoriale e non a una mancanza di attenzione. La storia in realtà trasuda passione da ogni pagina e la cura dei dettagli si vede da come viene gestita la narrazione in Terza Persona, sempre attenta a veicolare le informazioni tramite il Punto di Vista di turno, anche quando c’è da descrivere elementi di pura fantasia come alcune delle tecnologie rese possibili grazie a questi particolari lieviti.

In effetti i Birrafondai del Fermento non sfigurerebbero nella collana Vaporteppa…

L’unico elemento che mi ha bloccato un po’ è stato l’inserimento di alcune scene forzatamente comiche e troppo lunghe, che spezzano un po’ il flusso di lettura, e che in realtà non erano necessarie dato che il romanzo si mantiene su un giusto grado di umorismo e leggerezza senza il bisogno di allestire dei siparietti da commedia demenziale.

Ma anche qui si tratta di cercare il pelo nell’uovo giusto perché abbiamo tra le mani un romanzo eccellente, e che di sicuro piacerà a chi apprezza la buona narrativa fantastica. A meno che non decidiate per partito preso che i temi trattati non siano nelle vostre corde (magari siete degli astemi bacchettoni che non sanno divertirsi), ma anche in quel caso sarà difficile negarne gli evidenti pregi.

Se invece siete lettori che apprezzano le grandi idee e vi commuovete quando vi trovate tra le mani un libro BEN scritto, allora procedete a colpo sicuro e poi scrivetemi in un commento com’è andata!

LINK AL LIBRO: I Birrafondai del Fermento


IDEE: Stefano Impellitteri si è rivelato un vulcano di idee, capace di tenere le briglie dei personaggi, del world building e della trama senza mai perderne il controllo. Il what-if della fermentazione come fonte di energia è geniale.

STILE: Semplice, ma ricco di dettagli immersivi. Che altro c’è da dire? Non gli si può muovere critica.

INTRECCIO: Ogni personaggio ha il proprio arco, che a un certo punto si intreccia con quello degli altri in modo organico e funzionale. Ci sono solo due pecche: alcune scene sono forzatamente demenziali, e la sottotrama di Margarita si discosta un po’ dall’intreccio principale, almeno fino ai due terzi del libro. Ma qualcuno potrebbe commentare che questi non sono veri difetti.

VOTO SOGGETTIVO: Promosso (quasi) a pieni voti. Ora non resta che aspettare il sequel, già annunciato dall’autore.

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