
In questa seconda parte dei 5 grandi pilastri della scrittura ho intenzione di rispolverare un argomento che il Codice del Pirata Scrittore ha già affrontato: quello del conflitto narrativo.
“Come Capitano, ancora?” Ancora sì, perché malgrado abbia spiegato in tutte le salse che senza conflitto non c’è una scena e senza la scena non c’è la trama, continuo ancora a vedere persone che pensano che basti allineare sequenze di descrizioni, riassunti e azioni inconcludenti per scrivere una storia. Mi tocca ricordartelo: Non è così!
Tieni a mente la formulina: “dicesi conflitto una dinamica in cui un personaggio vuole ottenere qualcosa e qualcosa cerca di impedirglielo”. Significa che devi immaginarti una situazione specifica e devi MOSTRARE quello che fa il personaggio per cercare di raggiungere il suo obiettivo. Non lo devi raccontare a posteriori come una cosa già successa, deve succedere IN QUESTO MOMENTO a prescindere che tu decida di scrivere al tempo presente o al passato remoto.
Chiarito questo punto, devi anche ricordarti che il conflitto non deve e non può essere casuale. Non basta mettere i tuoi personaggi in una situazione difficile, deve anche essere pertinente con la trama e spingerli all’evoluzione del loro arco narrativo, altrimenti la scena sarebbe inutile e andrebbe corretta (o eliminata). Per cui, se mentre scrivi hai la sensazione che il conflitto non c’entri il punto, corri immediatamente a riprogettarla. Non esistono eccezioni a questo pilastro!
I conflitti non sono solo esterni, altrimenti la trama non sarebbe verosimile. C’è da considerare anche la divisione in conflitto interno, di relazione ed esterno. Te li riassumo brevemente partendo dal concetto di Difetto Fatale del personaggio (per un ripasso più approfondito, recupera l’Arco di Trasformazione del Personaggio di Dara Marks):
Ogni protagonista ha un problema di paradigmi mentali che durante la trama dovrà superare, e la battaglia interiore che vivrà a fronte di ciò che avviene all’esterno, sarà per lui un conflitto interno; il protagonista si scontrerà quindi con altri personaggi, che lo vorrebbero diverso in quanto lui impedisce loro di ottenere ciò che vogliono e loro lo impediranno a lui, e questo è il conflitto di relazione; infine, l’insieme di difficoltà esterne, grandi e piccole, che il protagonista affronterà nel corso della trama e che non sarà in grado di risolvere in quanto ostacolato dal suo difetto fatale, sono parte del conflitto esterno. E per quanto la sfida che dovrà affrontare sarà impegnativa, non sarà mai abbastanza interessante se non lo riguarderà direttamente, se non sarà PERSONALE.
Perciò, che tu debba scrivere un romanzo o un racconto breve (e parlo anche di quelli molto brevi), la prima cosa che devi fare è trovare un conflitto e scrivere di quello. E se dovessi avere tempi o spazio limitati, dovuti magari alle ristrettezze di un contest letterario, dovrai ragionare su che tipo di conflitto ti richiederà il minor spazio per essere introdotto, sviluppato e concluso.
Il pilastro del CONFLITTO potrebbe non essere evidente dalla copertina di un libro, ma può influenzare la scelta di un acquisto già dalla prima pagina. Se infatti non si setta fin da subito la scena e non si presenta un conflitto, anche se il libro rispetta tutti gli altri pilastri, il lettore reputerà quella storia noiosa, e potrebbe facilmente decidere di lasciarlo lì dov’è. E tanti cari saluti a un potenziale lettore.
Rimani con me per scoprire i prossimi 3 pilastri.
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