
In questa terza parte dei 5 grandi pilastri della scrittura riprendiamo una frase che avevo lasciato in sospeso all’inizio di questa macro-lezione, e cioè che i personaggi vivono dentro la storia, hanno dei tratti unici, un passato e una voce ben distinta.
Mi capita troppo spesso di leggere storie in cui non mancano le idee e in cui il ritmo è abbastanza bilanciato da rendere la lettura interessante, ma dove invece peccano proprio i personaggi. Poco approfonditi, facilmente intercambiabili tra loro e magari nemmeno filtrati da un corretto punto di vista (PDV) narrativo.
Non è un caso se tiro di nuovo in mezzo la questione del PDV, perché è un principio che aiuta non soltanto il lettore a entrare in sintonia col personaggio, ma anche a spingere l’autore a tirare fuori i dettagli che rendono il PDV realistico. Un filtro corretto ci porta dentro ai pensieri del personaggio, ci mostra il modo in cui interagisce con l’ambiente e con gli altri personaggi, e anche come i suoi organi di senso plasmano la realtà. Ci sono persone che si focalizzano di più sul suono, altre sulla vista, altre sull’olfatto. Riuscire a variare questi tratti da un PDV all’altro conferisce maggiore varietà alla storia e aiuta il lettore a distinguere meglio le varie voci narranti.
Ma come fare a rendere i personaggi (e soprattutto i Protagonisti) diversi tra loro in modo da evitare sgradevoli ripetizioni? La chiave sta nella cura con cui progetti il loro passato. Noi umani siamo esseri molto plastici, e cambiamo costantemente sulla base delle esperienze che viviamo, con le cose che facciamo e con le sensazioni che percepiamo ogni giorno. E quindi i tuoi personaggi sono il risultato di tutto quello che è successo loro da quando sono nati al momento in cui la storia inizia.
Questo è un concetto importante da capire, perché si tende a pensare, ad esempio, che un singolo evento traumatico cambi la psicologia di un personaggio, e spesso questo evento traumatico viene presentato in forma di flashback come giustificazione per il suo difetto fatale. Ma la realtà è più complessa, e se anche è vero che un trauma possa modificare i paradigmi del personaggio, bisogna anche tenere conto della sua mentalità antecedente all’evento e a quello che gli è successo in seguito. La quantità di cose che succedono durante un’esistenza e il modo in cui le ripercussioni interagiscono le une con le altre è ciò che rende unica ogni persona, e tu da autore dovresti prenderti la briga di conoscere molto bene i trascorsi dei tuoi personaggi, in modo da sapere come farli reagire alle situazioni della tua storia.
E qui si fa un ripasso anche dell’Arco di Trasformazione. Perché se è vero che ogni evento modifica in qualcosa la psicologia di un individuo, nel caso del Protagonista, che regge su di sé il peso della trama, la questione è ancora più importante. Un Protagonista deve avere un suo percorso evolutivo, e quel percorso deve avere pertinenza con la trama che stai scrivendo; in poche parole le sue lacune (espresse in forma di difetto fatale) devono impedirgli di avanzare nella storia, altrimenti a che pro scegliere quel personaggio per raccontare proprio quella storia?
Il pilastro dei PERSONAGGI è fondamentale per far sentire il lettore coinvolto nella vicenda. La storia può essere originale, scritta incredibilmente bene e molto coinvolgente sul piano del conflitto, ma se i personaggi non sono ben delineati, se non hanno dei tratti che possano essere percepiti come verosimili, frutto di un processo di causa/effetto che li ha resi tali, e soprattutto se non trasmettono l’idea che sia la LORO storia, il lettore chiuderà il libro senza un ricordo impattante di ciò che ha letto, e sarà più difficile che ne preservi il ricordo nel tempo.
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Un ottimo articolo che parla di uno dei miei elementi preferiti in un libro. Ovviamente bisogna tener conto di tante cose nel mondo della letteratura, ma già riuscire a creare dei personaggi che sento vivi e veramente articolati e con varie sfumature, già quello mi convince assai.
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