
Anno 1354, in una località della Valle d’Aosta, un uomo taciturno e solitario di nome Pettirosso cerca di sfuggire al suo misterioso passato lavorando come minatore nel vicino Monte Ferreo, le cui estrazioni minerarie sostengono l’economia del piccolo villaggio di Géantaz. Un giorno però una diabolica creatura emerge dai tunnel e compie una strage, costringendo la miniera a chiudere e richiamando al villaggio un contingente militare, comandato da Jean-Phileppe. Questi, una vecchia conoscenza di Pettirosso, vuole a tutti i costi trovare un colpevole da impiccare per riaprire la miniera. Contemporaneamente Malnata, una ragazza orribilmente deforme e figlia di una guaritrice considerata da tutti una strega, cerca di tenere nascosto il fatto che l’anziana madre è ormai incapace di intendere e di volere. Il destino dei tre si incrocerà, mentre una forza antica come il mondo si sta per risvegliare dalla sua prigione sepolta nelle profondità del Monte Ferreo. E il suo risveglio porterà nel mondo una nuova era di morte e distruzione…

Se come me avete sempre un occhio puntato sulle ultime novità del mercato editoriale, saprete senz’altro che negli ultimi anni in Italia si sta verificando un autentico rinascimento del genere Grimdark, sottocategoria del fantasy caratterizzata da elementi molto aderenti alla verità storica e distinta per i suoi toni cupi e maturi, distanti da quelli che sono gli stilemi più classici del secondary world improntato sulla magia e sulle razze fantasy.
E uno degli autori che più di tanti altri si è ritagliato l’etichetta di autore Grimdark è senz’altro Maurizio Ferrero, di cui il libro che mi accingo a recensire, edito sempre da Acheron Books, non è che l’ultimo di una fiorente produzione che vanta ormai diversi romanzi e numerosi racconti, alcuni dei quali hanno fatto breccia anche nel mercato estero.
Maurizio lo abbiamo già incontrato in quanto autore di uno dei racconti di Hortus Mirabilis, e con il libro di oggi ci cala in una situazione in cui la magia è ridotta ai minimi termini, non fosse che per quei due o tre elementi necessari a rendere Fino All’Ultima Maledetta Pietra un altro esponente del fantastico italiano.
Primo dettaglio che salta all’occhio è l’approccio scelto per caratterizzare i tre protagonisti, tutti contraddistinti da elementi che li discostano dai tipici eroi. Pettirosso è un disertore, un uomo che pensa solo a sé stesso e a evitare che venga alla luce il suo segreto; Jean-Philippe è invece un comandante intransigente e disposto a tutto per portare a termine la sua missione; infine Malnata, che anche a causa delle sue deformità, cova dentro di sé un odio e un desiderio di rivalsa verso la società che l’ha sempre emarginata.
Tutti questi tratti li scopriremo capitolo dopo capitolo con un’alternanza dei Punti di Vista, e il libro non a caso si prende molto del suo spazio per introdurci per bene i personaggi, anche a discapito della storia. Questo è purtroppo un problema rilevante, si ha infatti la sensazione che per buona parte del tempo accada ben poco e che la storia non avanzi, e anche la creatura mostruosa che si annida nella miniera e che fin dalla quarta di copertina ci viene anticipata come la minaccia principale, in realtà avrà ben poco spazio all’interno del libro.
Dovremo attendere la seconda metà del libro affinché la trama dia il meglio di sé, e a quel punto, avendo l’autore presentato tutti gli elementi necessari per comprendere fino in fondo la vicenda, assisteremo a un accelerarsi del ritmo che rende la storia molto più dinamica, con un finale demoralizzante, come ce lo si aspetta da un romanzo Grimdark, e che ci riserverà anche un colpo di scena davvero inaspettato.
Lo stile di Maurizio Ferrero è sempre stato molto pulito e semplice e stavolta non è stato da meno, con soltanto qualche minuscola sbavatura che magari potrà non essere apprezzata dai lettori più duri e puri abituati alla scrittura immersiva, ma funziona a dovere per tutti gli altri e anch’io lo promuovo senza particolari riserve, anche se magari non brilla per particolari tratti distintivi.
Nell’insieme è una vicenda che magari non rimarrà impressa per l’originalità della trama, tenendo conto che bisognerà attendere un po’ prima di cominciare a “divertirsi”, ma chi è in cerca di un buon Grimdark innestato nel medioevo italiano non rimarrà deluso. Nel dubbio, vi consiglio di recuperare anche le altre opere dell’autore, e chissà che in futuro non decida di portarle io stesso nel blog.
LINK AL LIBRO: Fino All’Ultima Maledetta Pietra
IDEE: Buona l’idea dell’entità annidata nella montagna e il ruolo che questa ha all’interno della vicenda, un po’ meno quella del mostro che infesta la miniera, anche perché è sfruttata tropo poco. Ottima la caratterizzazione dei personaggi ed in particolare la scelta di una ragazza orribilmente malformata come una dei tre protagonisti principali. Malnata è il personaggio più riuscito dei tre e non a caso riserverà qualche sorpresa.

STILE: L’autore fa uso di un buon Mostrato, funzionale all’immersione nella vicenda e forte di una semplicità che è tipica della sua penna, senza infamia e senza lode.

INTRECCIO: La storia ha bisogno di ingranare, complice anche il fatto di avere tre Punti di Vista differenti che agiscono distaccati tra loro per buona parte del libro. Ma quando ingrana, intrattiene alla grande e gode anche di una discreta dose di action.

VOTO PERSONALE: Devo essere sincero, avevo dei dubbi sul fare o meno la recensione, dato che nei primi capitoli mi stavo annoiando, ma il modo in cui recupera me lo ha fatto apprezzare quel tanto che bastava a convincermi.


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