
Italia. In un futuro non molto lontano, l’umanità inventa un superconcime che promette di incrementare drasticamente la produzione di cibo e risolvere al contempo la crisi ambientale causata dall’uomo, ma qualcosa va terribilmente storto. In poco tempo il mondo viene ricoperto da una nebbia giallognola e tossica, e dal cielo piove incessantemente pioggia acida che stermina la vita animale e costringe i sopravvissuti a rifugiarsi in bunker sotterranei. Carlotta, malgrado sia solo una bambina, è costretta a crescere in questo mondo ostile insieme alla sua famiglia, ma quando le scorte alimentari scarseggiano e i genitori non fanno più ritorno dalla spedizione, Carlotta e il suo fratello maggiore Francesco sono costretti a lasciare le sicure mura del rifugio per partire in un disperato viaggio alla ricerca di un nuovo posto dove vivere. Il loro rapporto è conflittuale, e Carlotta è ancora troppo giovane per comprendere davvero la complessità della loro situazione; a rendere il loro viaggio ancora più critico è la scoperta che in mezzo alla nebbia gialla non si nascondono solo piante giganti, ma anche qualcosa di molto, molto più pericoloso…

La genesi di questa recensione è molto particolare, e voi sapete che non rinuncio mai a raccontarvi i retroscena che mi portano a scrivere i miei sproloqui sul fantastico italiano. Stavolta ero pronto per il grande passo, qualcosa che ho rimandato da tempo e che, alla luce dei fatti, dovrà aspettare ancora un po’. Vorrei infatti iniziare a portarvi recensioni di opere proveniente da editori più mainstream, e il primo libro a inaugurare questa novità era già pronto sulla mia scrivania. Ma poi è successo qualcosa: qual particolare libro lo stavo trovando ostico da analizzare, e ho finito per rimandare all’inverosimile la recensione fino ad arrivare al punto in cui, beh, avevo solo voglia di leggermi qualcosa di nuovo e possibilmente rapido.
E la scelta è cascata su un piccolo libro che ho comprato ormai diversi anni fa a uno Stranimondi in cui presenziava anche l’editore Edizioni Piuma, una CE che aveva nel suo catalogo diversi libri indirizzati a un target giovanile, di quelli che non sfigurerebbero tra le letture indicate per ragazzi delle medie. Tra tutti questi, uno in particolare ha conquistato il mio interesse: Oltre la Nebbia di Alice Bassi, di un genere, quello post-apocalittico, quanto meno insolito per il target di riferimento, e che ho deciso di comprare spinto soprattutto dalla curiosità e dall’entusiasmo con cui mi era stato presentato.
La ragione dietro questa lunga attesa prima della lettura è da attribuirsi, lo dico con sincerità, a un pregiudizio verso la tipologia di target, che soprattutto per lo stile e le storie che si trovano in questi romanzi, non mi faceva ben sperare per una recensione futura. Ed è con lo stesso atteggiamento che avevo deciso di leggerlo: a cervello spento, con atteggiamento disinteressato per poi riporlo nella libreria e dimenticarmene.
Ma se ora ci troviamo qui, a parlarne, significa che qualcosa è andato storto nei miei piani. Oltre la Nebbia si è rivelato un romanzo di formazione di sorprendente fattura, e che ho divorato in poche sessioni rimanendo sorpreso dalla qualità generale dell’opera e della trama. Diciamolo subito: non mi sono sbagliato sul target. Si tratta per davvero di una lettura adatta a un pubblico giovane, con un Punto di Vista in Prima Persona che ci cala direttamente nella mente di una bambina che filtra la realtà attraverso il linguaggio e i pensieri tipici dei bambini. Ma dove la maggior parte dei libri con target young che ho letto in passato presentavano situazioni ingenue (al limite del surreale), pur di mettere in primo piano i loro piccoli protagonisti con imprese che nella realtà metterebbero in crisi persino adulti formati e consapevoli, l’autrice qui ha saputo costruire un contesto molto verosimile, senza però forzarsi in scelte narrative edulcorate, o al contrario, troppo al di fuori delle capacità di una protagonista così giovane.
Non è un’impresa da poco, soprattutto se non si conosce bene il proprio target di riferimento e se non si è in grado di trattare la trama con toni che non costringano l’autore a ricorrere a terribili plot-armor che superano quel sottile confine che divide la sospensione dell’incredulità dall’ingenuità.
E parlando di toni, qui siamo di fronte a una storia drammatica, che tratta di perdite, di solitudine, paura del fallimento e dell’inadeguatezza; ma anche della morte, che permea le pagine del romanzo come la nebbia gialla che minaccia costantemente la sopravvivenza dei giovani personaggi. Eppure, nonostante la pesantezza dei temi, non si arriva mai a toccare vette di crudeltà estrema e il tutto risulta perfettamente fruibile a lettori di ogni età, che siano giovani o bambini.
Io me lo sono proprio goduto il libro, e se un giorno dovessi consigliare una lettura post-apocalittica a un lettore più giovane e sensibile di me (e vi ricordo che la mia prima recensione sul blog è stata Zodd, chi sa, sa), non avrei problemi a indirizzare questo libro ai genitori.
Non è solo una storia drammatica calibrata alla perfezione per non sconvolgere i suoi giovani lettori, ma anche di crescita e cambiamento, di sfide da superare e speranza per il futuro conquistata con la forza di volontà e il desiderio di non arrendersi, anche quando il mondo e la gente che lo abita non crede nelle tue risorse.
Una lettura, quindi, che insegna a crescere e credere in sé stessi al pubblico che più di tutti ha bisogno di imparare quanto prima questi valori.
E a coronare l’eccellente fattura del suo intreccio, si aggiunge anche uno stile preciso e molto chiaro, che favorisce l’immersione nel punto di vista e ci risparmia quei pacchiani riassunti da “adesso vi racconto com’è andata” che nella mia esperienza ho ritrovato troppo spesso nelle letture young in cui mi sono cimentato.
Un difetto, uno solo, l’ho trovato, ed è da imputare a momenti della storia in cui la protagonista inizia a esporre i fatti che precedono l’apocalisse. Non c’è una motivazione narrativa che giustifichi questi info-dumping, che sembrano quasi le pagine di un diario segreto, ma considerato che arrivano in momenti in cui la situazione è più tranquilla, e di conseguenza senza spezzare il ritmo dei capitoli, alla fine si può chiudere un occhio e fare finta che non ci siano. Anche perché si limitano a esporre l’essenziale, quel tanto che basta per avere un quadro più chiaro della situazione, e tenuto conto del target a cui il libro si rivolge, si rivelano anche una scelta funzionale.
Avrete notato che non ho detto nulla della trama e che mi sono limitato a osservazione generiche, ma questo anche per non rovinarvi i colpi di scena che ci sono nel libro, che pure ho trovato molto azzeccati e che conducono anche a un’evoluzione nello stile narrativo utilizzato dall’autrice, che da un certo punto in poi si arricchisce nel linguaggio e nei pensieri della protagonista Carlotta. Neanche stavolta ve ne spiegherò i motivi, ma voglio farlo presente per rimarcare ancora una volta la consapevolezza che c’è stata dietro alla scrittura di questo libro, che io consiglio a tutti gli appassionati del genere, a prescindere dalla loro età anagrafica.
Se i libri fossero scritti tutti così, i bambini si appassionerebbero più facilmente alla lettura, e io mi troverei con molti più romanzi da recensire (il che, forse, potrebbe essere controproducente considerate le mie tempistiche di pubblicazione…)
Insomma, recuperatelo e fatemi sapere se siete d’accordo con me!
LINK AL LIBRO: Oltre la Nebbia
IDEE: Ci sono alcune cose, nel post-apocalittico, che non vanno toccate, perché parte della natura stessa del genere. Ma anche in questo caso c’è ampio margine di manovra, e l’autrice ha saputo sfruttarlo per riadattare temi spesso inflazionati in una storia che è in grado di stupire con colpi di scena e svolte narrative molto interessanti. Alcune cose non vengono spiegate, e forse a un certo punto si scade in una fantascienza un po’ sopra le righe, ma qui intervengono i gusti e la sensibilità dei lettori, che possono storcere il naso, oppure adorarle queste scelte. Dipende, insomma, da chi legge.

STILE: Al netto di qualche ingenuità su cui si può tranquillamente soprassedere, il testo scorre fluido e chiaro, dandosi il tempo di esporre quanto serve per fruire delle scene senza appesantire la lettura o, di contro, accelerarla con bruschi riassunti. Solo l’esposizione degli antefatti sbatte un po’ fuori dall’immersione, ma come ho già scritto sopra: considerato il target è una scelta quasi obbligata.

INTRECCIO: Si tratta di una storia semplice, che non punta a vicende intricate e complesse, quanto sull’importanza della crescita e della maturità. E, considerata la giovane protagonista, trasmette una morale davvero profonda: anche quando sei piccolo, ingenuo, il mondo che ti circonda è ostile e chi è più grande di te non è disposto ad ascoltarti, c’è comunque modo di riscattarti, a patto di non arrenderti alle difficoltà e accettando gli errori del tuo passato.

VOTO PERSONALE: Una variazione del post-apocalittico che sono lieto di accogliere con tutti gli onori nella mia collezione, e un libro che probabilmente consiglierò spesso in futuro. Soprattutto a chi si vuole avvicinare al genere con cautela e a chi vorrà cimentarsi in storie dal tono drammatico indirizzate a un pubblico young.


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