IL CODICE DEL PIRATA SCRITTORE #16 – “Traumatizza i tuoi personaggi”

Il tema di questo codice è un argomento complesso. Lo è sia da mettere in pratica che da insegnare, e questo malgrado si basi su un principio che in apparenza è molto facile da esprimere: i tuoi personaggi (e soprattutto il protagonista) devono essere traumatizzati.

È vero che sembra facile? Starai pensando che il Capitano ti stia ammorbando con l’ennesima lezione sul background dei personaggi, e magari sarai convinto che basti aggiungere un appunto sulla voce “TRAUMA” per sviluppare il profilo psicologico che serve al tuo eroe. Ma la realtà, come sempre, è molto più complicata di così. Per delineare un personaggio non basta traumatizzarlo, ci deve CRESCERE con i suoi traumi.

Lo scrittore che è persuaso dall’idea che basti un singolo trauma, nel migliore dei casi fonda il difetto del protagonista su un singolo evento, che sarà presentato e risolto nell’arco narrativo della storia. È un approccio che denota la superficialità con la quale viene trattata la psicologia del personaggio, ignorando l’immenso iceberg che si trova sotto il pelo dell’acqua.

Chi si interessa di neuroscienze e psicologia, sa che l’individuo è il frutto di una serie di esperienze, sia positive che negative, che questi ha sperimentato nel corso di tutta la sua esistenza. Ognuna di queste esperienze è stata una tappa del suo cammino e ha contribuito a forgiarne il carattere.

In uno scenario tipo, un uomo potrebbe aver perso il figlio, e a causa di questo evento l’uomo potrebbe essersi abbandonato a un profondo stato di sconforto, che lo ha spinto a lasciare la moglie e a dare le dimissioni dal suo impiego ben retribuito. Da lettori, non ci stupiremmo di un simile comportamento, ma la domanda che dovremmo porci è se questa sia o meno la norma.

In poche parole: “Ogni uomo che perde un figlio è sempre destinato a dimettersi e a lasciare la moglie?”

Sappiamo bene che non è così, e per stabilire il percorso più realistico per il nostro personaggio dobbiamo esaminare altri fattori. Il suo carattere ad esempio: cosa lo ha portato a essere la persona che è oggi? I tratti si formano nel corso della vita, ogni decisione ha una conseguenza, e quindi quali sono state le tappe del suo sviluppo? Quali sono state le sfide che ha superato e quelle in cui ha fallito?

Altro fattore sono i rapporti sociali: quali persone ha frequentato? E cos’ha imparato da loro? Con quali ha legato di più? Con chi ha avuto dei contrasti e perché?

E per quanto riguarda l’istruzione? Come se la cavava al liceo, e all’università? E non trascuriamo la carriera lavorativa, i colleghi, il desiderio di sentirsi realizzati e con uno scopo.

Ognuna di queste fasi (e ce ne dovrebbero essere molte altre) dovrebbe essere segnata da una serie di traumi, che tu da autore dovresti conoscere, perché saranno le guide che stabiliranno le azioni del tuo personaggio nel corso della sua storia. E se ha vissuto tutta la vita in una campana di vetro, allora dovrai considerare che il primo evento traumatico avrà su di lui un impatto devastante, molto di più di quanto non accadrebbe a qualcuno che affronta difficoltà da tutta la vita.

Un solo trauma non basta a rendere vivo un personaggio e probabilmente anche tu ora avrai un trauma nel pensare a quanto sia profondo l’iceberg che dovrai sondare. Ma l’impegno che ti verrà richiesto sarà ripagato da una scrittura molto più sfaccettata e divertente; quindi, non lasciarti vincere dalla pigrizia e inizia anche tu a traumatizzare i tuoi personaggi.

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