IL CODICE DEL PIRATA SCRITTORE #24 “Beat e Dialogue Tag”

In questo Codice del Pirata Scrittore tratteremo uno degli argomenti ammiragli della narrativa moderna, e che è bene ripassare anche se non fosse la prima volta che ne senti parlare. Nel caso ti farò una piccola introduzione per poi invitarti ad approfondire l’argomento.

Intendiamo per dialogue tag quelli che in grammatica sono detti i “verbi dichiarativi” che chiudono un dialogo e ne descrivono i toni, oltre che chiarire il soggetto che sta parlando. Sono verbi dichiarativi i comuni “disse”, “chiese” e i loro sinonimi più barocchi (dopo ci torneremo).
Sono invece beat le azioni che sono compiute prima, durante o dopo il dialogo e che, come per i dialogue tag, indicano il soggetto che ha diritto di parola.

È buona norma che i beat siano la prima scelta da utilizzare, dato che servono ad animare la scena e ad arricchirla di ritmo. I dialogue tag, di contro, dovrebbero essere usati con parsimonia, e in ogni caso, limitandosi alle forme più semplici come “disse”, “chiese”, “pensò”.

Sinonimi come “dichiarò”, “nominò”, “interrogò”, “confabulò”, che gli scrittori dilettanti pensano siano tanto eleganti, vanno invece evitati come la peste. Le uniche eccezioni in tal senso le abbiamo quando certi tag sono pertinenti con la scena (Un poliziotto che “interroga” un sospettato, oppure una persona che si avvicina all’orecchio e “sussurra” una frase aiutano a visualizzare la scena).

Parlando di ritmo, come già detto, i beat possono essere utilizzati sia prima di un dialogo per chiarire chi lo pronuncerà, sia come interruzione dello stesso per dare una pausa enfatica, sia in chiusura al dialogo. In quest’ultimo caso bisogna però fare attenzione alla lunghezza del periodo: per dialoghi più lunghi di una riga il rischio è che il lettore perda il flusso e cominci a domandarsi chi stia parlando. Una cosa che devi evitare.

Qual è una buona situazione per usare i dialogue tag? Io direi nelle scene caotiche in cui succedono molte cose in simultanea e/o ci sono diversi personaggi che parlano. In queste situazioni affidarsi solo ai beat comporterebbe il rischio di spezzare troppo il ritmo, e l’alternanza beat/dialogue tag può risolvere il problema. Certo è che un buon pirata scrittore dovrebbe saper gestire la scena senza incagliarsi in queste situazioni.

Quello che invece non devi assolutamente fare è affidarti soltanto ai dialogue tag. È importantissimo che i personaggi si muovano e interagiscano con la scena, così da sembrare vivi agli occhi del lettore. Per lo stesso motivo non vanno scritte lunghe sequenze di dialoghi senza che vi sia mai né un beat né un dialogue tag. E da bravo pirata scrittore che sei, starai attento a dosare nella giusta misura i punti in cui ricorrere a un espediente piuttosto che all’altro.

Ti ho elencato una serie di casistiche tra le più comuni che si presentano durante la stesura di una storia, ma altre dinamiche possono capitare al singolo scrittore e vanno analizzate caso per caso. Se hai capito la lezione, che ne dici ora di fare un esercizio? Prova a pensarci e a elencarmi altre situazioni in cui può sorgere il dubbio se utilizzare un beat o un dialogue tag, e prova a darmi la tua risposta argomentata.

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