SAGA DI CLAUDIO E VERGY – Grimjank

Claudio è un uomo senza prospettive per il futuro che si guadagna da vivere andando a caccia di vampiri tra ruderi e complessi abbandonati di una Modena cupa e deprimente. Con la morte del suo datore di lavoro Giorgio, può finalmente rifarsi una vita lontano dalla puzza di morte e del sangue marcio, ma non si sfugge alle responsabilità, specie se conosci la verità dietro alle misteriose sparizioni di tanti ragazzini. Claudio viene contattato dall'”amica”, compagna di Giorgio e nuova mente delle operazioni, che gli chiede di tornare in azione supportato da nuovi compagni, tra cui Vergy, ex-mercenario dal passato misterioso e dal brutto carattere. I nuovi incarichi, ancora più gravosi di prima, li portano sulla via della Rocca, dove sembra che si organizzino misteriosi festini e che potrebbe celare delle risposte sulla natura dei vampiri e sul modo di combatterli.

Quando ho cominciato quest’avventura con il blog avevo un pensiero che mi rincorreva tutti i giorni: dovevo parlare di Claudio Vergnani, dovevo far conoscere le sue opere. Voi lo avete già incontrato nella mia recensione di I Vivi, i Morti e gli Altri, ma se mi chiedeste da quale romanzo avrei voluto iniziare, la risposta è Il 18° Vampiro.

Ma come? Il titolo è diverso!

Esatto, mio caro, attento lettore. Perché oggi non parleremo solo di Grimjank, la nuova edizione di Acheron Books, ma anche della sua versione più estesa (la vedremo più nel dettaglio tra poco) edita al secolo dalla defunta Gargoyle Books. Ma la recensione di oggi è speciale anche per un altro motivo, perché inaugura anche la prima saga che ho intenzione di analizzare.

Voi lo sapete che faccio molta selezione sui titoli da recensire, e spesso non posso occuparmi di un libro finché non sono sicuro di poterne davvero parlare, ma con Vergnani è diverso. Ho letto quasi tutte le sue opere e provo per lui un’ammirazione spropositata, nonché la sicurezza che quando lo consiglio so per certo di consigliare bene.

La saga a cui Grimjank (o se preferite il titolo originale) fa da apripista si compone anzitutto della Trilogia dei Vampiri, che nelle prossime settimane andremo pian piano a sviscerare come si deve, e in seguito cambia veste per diventare, a seconda della trama un racconto thriller, un horror soprannaturale e perfino fantascienza; l’autore recupera i suoi personaggi principali (Claudio e Vergy, notate l’omonimia 😉 ) e li scaraventa in (dis)avventure sempre diverse. Per di più in futuro potrebbe anche approdare un crossover col protagonista di I Vivi, i Morti e gli Altri, ma per questo dobbiamo aspettare notizie da parte dell’autore, che in primis non ha ancora date ufficiali.


Abbiamo parlato de Il 18° Vampiro e abbiamo detto che Grimjank è la sua edizione aggiornata. Per essere precisi Grimjank è la prima parte del libro, che continua con Il Giorno dei Morti (essendo un volume a sé lo vedremo in una recensione a parte). Ma com’è questa edizione? E come distinguiamo i pregi oggettivi del libro (e quindi l’abilità dell’autore) da quelle che sono state le direttive dell’editore (perché se dividi in due un’opera che in principio era stata pensata come un unicum, è chiaro che la longevità ha cozzato con quelli che erano gli standard Acheron). Mi sono interrogato a lungo su questa domanda e dopo aver letto entrambe le edizioni ho concluso che non esiste una risposta definitiva.

La storia de Il 18° Vampiro è prima di tutto una storia sulla depressione, ma anche sulla forza di resistere malgrado le difficoltà. Il protagonista Claudio (non ci viene data di lui una descrizione precisa e a me piace pensare che sia una versione romanzata dello stesso autore) è un uomo che nella vita ha conosciuto solo delusioni e che sente di non avere più alcuno scopo per vivere, a parte la cruda ostinazione di risvegliarsi ogni mattina e andare a caccia di vampiri, nemici fuori dalla sua portata e ben lontani dal prototipo moderno di creature della notte eleganti e carismatiche. Cadaveri purulenti che arrancano alla disperata ricerca di sangue, inarrestabili se affrontati di notte (letteralmente, non c’è modo di ucciderli), ma destinati infine a decomporsi.

L’arrivo di Vergy, un personaggio che viene introdotto solo dopo alcuni capitoli (nell’edizione originale), fa da contraltare incarnando la volontà di anteporre alla malinconia un atteggiamento menefreghista e ironico, fatto di battutine, imprecazioni e quando serve una sana dose di pugni. Perché Vergy è grosso, un omone scolpito nella roccia che potrebbe resistere a una fucilata e trovare tempo per prendervi a calci in culo. È la linea tragicomica di tutta la saga ed è la ragione del perché il libro non diventa mai stucchevole, ma riesce a mantenersi interessante per tutta la durata delle sue 547 pagine (sempre nell’edizione originale).

Lo stile di Claudio Vergnani a volte è prolisso, a volte è eccessivamente introspettivo e incline a divagare, ma a costo di sputare in quella che è tutta la mia formazione narratologica, è anche il suo principale punto di forza. Non si dovrebbe mai trasmettere al lettore la sensazione che si stia leggendo solo un romanzo, ma Vergnani in un certo senso la fa franca. Il suo personaggio principale, che parla in prima persona, si rapporta a noi come se le cose le avesse vissute lo stesso narratore, trasmettendoci una sensazione di verosimiglianza che raramente ho visto nella narrativa italiana. Leggendo vi chiedereste come faranno i personaggi a spuntarla, e la voglia di scoprire come andrà a finire vi terra incollati alla lettura fino all’ultima pagina.

L’edizione Acheron, ahimè, è intervenuta proprio su questi contenuti, tagliando con l’accetta diverse frasi, linee di dialogo e a volte intere pagine. Se da una parte questo restauro ha pulito la storia da alcune lungaggini francamente inutili, dall’altra si sono perse molte delle interazioni tra i personaggi, che pur mantenendo i loro tratti caratteristici, risultano impoveriti proprio a causa della verosimiglianza che l’autore, in origine, ha saputo infondere nella storia. Alla conclusione di Grimjank avrete una percezione dei rapporti interpersonali mutilata rispetto a quella contenuta ne Il 18° Vampiro.

Ma quindi, Capitano, ci sconsigli la lettura?

No, miei cari lupi di mare. Grimjank è bello, una lettura di grande pregio che letta da sola regala una storia di vampiri classica per certi versi, innovativa per altri e in definitiva coinvolgente, e che lo diventerà ancora di più una volta cominciata la seconda parte.

In verità, a voler seguire i miei consigli dovreste leggerveli entrambi. La conclusione a cui sono giunto, infatti, è che entrambe le edizioni brillano per degli aspetti pur essendo carenti negli altri:

Il confronto è decisamente impari

Il 18° Vampiro è molto più ricco di contenuto ma l’edizione Gargoyle Books, con quell’impaginazione, è pessima. La copertina è inguardabile e la mole di contenuto li ha costretti a optare per un corpo di testo piccolo che alla lunga stanca gli occhi. All’interno, la storia si divide in due linee temporali (passato e presente) che alternano font diversi (i caratteri di stampa, per chi non lo sapesse), una scelta sicuramente utile ma esteticamente poco attraente.

Grimjank invece è elegante, pulito. La copertina è bellissima, un volume da esporre con orgoglio nella propria libreria, ma i numerosi tagli che vi ho descritto minano il lavoro dell’autore. La storia poi, dato che copre solo il 50% della trama, si tronca di netto lasciandoci in sospeso fino al prossimo libro. Inoltre quest’edizione ha un problema di struttura che non è presente nell’originale, ossia ha inizio con Claudio, Vergy e l’amica che si incontrano per pianificare un’azione. In queste scene non ci viene data alcuna descrizione dei tre personaggi (dato che succede solo più avanti, quando nell’originale entrano effettivamente in scena) e questo ci impedisce di visualizzarli durante la lettura. Non sappiamo letteralmente chi siano ed è triste pensare che un errore del genere sia stato commesso a distanza di anni, quando un’opera dovrebbe uscirne solo migliorata.


La recensione della seconda parte arriverà tra qualche settimana, e anche qui mi prenderò l’impegno di confrontare entrambe le edizioni. Tenete comunque presente che l’edizione Gargoyle Books è attualmente fuori catalogo e si trova esclusivamente online, i libri Acheron sono molto più accessibili e comprando l’edizione più recente potrete supportare anche l’autore. La tattica migliore è partire proprio da Grimjank e Il Giorno dei Morti, e solo in seguito recuperare l’edizione vecchia. Io l’ho scoperto grazie a Gargoyle, ma dato il mio fanatismo non mi sono fatto scrupoli a recuperare il formato Acheron, e anche dopo averlo letto non mi pento dell’acquisto.

Vi rimando alla seconda parte per la conclusione dell’opera, nel frattempo fatemi sapere se anche voi apprezzate Vergnani quanto me.

LINK AL LIBRO: Grimjank


ATTENZIONE: Il voto è espresso soltanto sull’edizione Acheron Books

IDEE: Un ritorno del genere vampiresco in Italia in chiave horror, con creature mostruose e inarrestabili a cui si frappongono uomini comuni, con i loro drammi e la loro ironia. Vergy è un’icona destinata a lasciare un segno indelebile nei lettori.

STILE: Si impegna a essere in mostrato, ma purtroppo si perde in alcune lungaggini. Un prologo vago che non permette di calarsi nei panni del protagonista, per fortuna ingrana abbastanza presto.

INTRECCIO: Storia divisa in due linee temporali distinte. Dal momento che si tratta di una prima parte, non capiamo il perché delle scene al presente. Le scene nel passato invece sono ansiogene, e fanno presupporre una seconda parte veramente intensa. L’introduzione di Vergy, da un certo punto in poi, porta una ventata di humor che stempera la tensione.

VOTO SOGGETTIVO: Il primo libro di una delle mie saghe preferite, ma al netto dei miglioramenti di questa nuova edizione, continuo a preferire l’originale.

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