Sine Requie: Sopravvissuti

6 Giugno 1944. In questa data storica le forze Alleate sbarcavano in Normandia per contrastare l’avanzata dell’Asse. Nessuno però si sarebbe aspettato che proprio in questo fatidico giorno i morti si sarebbero rialzati e avrebbero iniziato a dare la caccia ai vivi. Dodici anni dopo il mondo è ormai ridotto a una landa desolata, e i pochi sopravvissuti lottano con la fame e coi loro simili per arrivare al giorno dopo, per non morire e diventare a loro volta cadaveri ambulanti costretti a un’esistenza senza requie. Quattro di questi sopravvissuti stanno ora attraversando la Francia in cerca provviste e di un posto in cui riposarsi, ma la convivenza forzata e le difficili condizioni che si trovano a vivere giorno dopo giorno, mettono a nudo la crudeltà e gli istinti di autoconservazione più bassi, e prima ancora degli agguati dei morti e dei predoni, quello che devono temere è ciò che potrebbe fare la persona che cammina al loro fianco…

Il connubio Seconda Guerra Mondiale, zombie e soprannaturale ha un fascino che continua a ispirare schiere di autori e che ormai abbiamo visto declinare in ogni genere e media; al cinema con pellicole come Dead Snow e Overlord, nei videogiochi con la storica saga di Wolfenstein e relativi reboot. Il fascino di quest’ambientazione si estende anche al mondo dei giochi di ruolo da tavolo, come per l’appunto Sine Requie, che funge da base per il romanzo che voglio presentarvi oggi.

Sì, perché l’opera scritta a quattro mani da Matteo Cortini e Leonardo Moretti per l’editore Serpentarium altro non è che lo spin-off narrativo di un’ambientazione nata proprio per l’omonimo GDR, da loro stessi creato, e che nel corso degli anni ha conquistato anche diversi importanti premi ( il “Best of Show” come “Miglior Gioco Italiano” al a Lucca Comics and Games 2003, tanto per citarne uno).

Prima di procedere oltre, ci tengo a precisare che le circostanze che mi hanno portato a scoprire questo libro (al loro stand al Rimini Comics 2022) sono state fortuite e che le mie esperienze con tutto il macrocosmo dei giochi di ruolo vecchio stampo si limita a una breve campagna a cui ho partecipato per alcune settimane qualche anno fa, e che da allora non ha più avuto repliche. Di conseguenza, il mio approccio alla lettura, al netto delle ricerche che ho fatto per prepararmi a questo articolo, è stato quello di qualsiasi altro romanzo di narrativa fantastica, nel quale io mi aspetto di scoprire tutto quello che devo sapere dalle pagine del libro stesso.

È andata così?

Quello che ho capito è che la storia imbastita dai due autori è a tutti gli effetti una vicenda originale che si colloca nell’ambientazione di Sine Requie, più precisamente nella Francia del 1956, e anche se durante la trama vengono fatti dei riferimenti ad alcuni avvenimenti antecedenti, l’idea che ne ho dedotto è che tutto cominci da qui, e quello che non viene “mostrato” è solo background di caratterizzazione.

Finito il preambolo e dal momento che ho usato la parola con la M, parliamo del Mostrato. Lo stile è in assoluto uno dei punti forti del libro e in più di un’occasione ho avuto l’impressione di avere tra le mani un’opera di Vaporteppa, con una prosa semplice ma dettagliata, veicolata in Prima Persona dal punto di vista del protagonista (Umberto Eco non sarebbe contento di questa allitterazione). Un protagonista del quale, per tutto il romanzo, non si conoscerà il nome; una scelta molto particolare e che gli autori sono riusciti a far quadrare senza mai – di fatto – forzarla, che svela le loro attitudini da giocatori di ruolo come anche da autori di libro-game (ne trovate diversi nel loro sito).

La storia dei quattro personaggi principali (tre militari e una donna sfuggita per un soffio alla morte) racconta della loro disperata lotta per la sopravvivenza alternando momenti di conflitto relazionale con altri in cui a farla da padrona è l’azione, rispettando correttamente il filtro del protagonista e concedendo anche dei momenti di introspezione che aiutano il lettore a entrare maggiormente in sintonia con lui, e questo senza congelare il tempo della scena come invece mi capita di trovare nei romanzi che più spesso leggo.

L’unico neo, purtroppo, è che questa attenzione per il ritmo della scena viene accantonata a causa di una dilatazione dei tempi intorno al terzo atto del libro, periodo nel quale i personaggi si ritrovano a passare interi giorni senza che di fatto si verifichi niente che mandi avanti la trama. In gergo tecnico questo si chiama “errore di progettazione” e la conseguenza più immediata è che anche lo stile tende a diventare più vago e soggetto a una narrazione riassunta.

Sul fronte delle idee, lo spunto che gli zombi (i Morti, come vengono chiamati qui) si diffondano non a causa di un virus ma per via di un evento paranormale non meglio noto che causi la rianimazione dei cadaveri, è un concept che abbiamo già incontrato in I Vivi, i Morti… e gli Altri di Claudio Vergnani. Ma non bisogna prendere la cosa come un difetto (specie perché la prima edizione di Sopravvissuti è datata 2014), quanto più un’opportunità per creare dinamiche di tensione per i personaggi (cosa mangiare quando anche la selvaggina che cacci torna in vita e cerca di sbranarti a sua volta? Cosa succede quando un vivo viene morso?). Altri spunti provenienti dall’universo di Sine Requie, come la presenza di un Quarto Reich o quella di un ordine sacro comandato dallo stesso Stato Vaticano, sono invece solo accennati o al massimo utilizzati per poche scene. La scelta di privilegiare la storia dei quattro personaggi principali anziché l’esposizione enciclopedica del world-building, dimostra una consapevolezza che non è scontata tra gli autori della narrativa fantastica. Anche se io rimango del parere che una costruzione differente della trama avrebbe concesso maggiore risalto agli elementi più interessanti dell’ambientazione.

In conclusione, Sopravvissuti è un ottimo romanzo di dramma e orrori che sfrutta a dovere l’ambientazione storica e la arricchisce con elementi più o meno originali, mentre racconta la storia di quattro derelitti in un mondo che li vuole morti a tutti i costi. Motore trainante è l’alternanza dei litigi che denota le loro diversità di opinioni, e i conflitti esterni che li obbligano a collaborare per portare a casa la pellaccia, fino a convergere a un finale in cui ognuno pagherà il conto delle sue scelte e dove epilogo aperto lascia spazio a un’eventuale continuazione della vicenda. Continuazione che però non vi saprei dire se ci sarà o meno, considerata la datazione del libro e il fatto che non abbia trovato informazioni inerenti a un sequel.

I più curiosi potranno comunque approfondire l’ambientazione di Sine requie dai numerosi manuali che sono in vendita sul sito di Serpentarium.

LINK AL LIBRO: Sopravvissuti


IDEE: Un apocalisse zombie un po’ diversa dal solito, anche se presenta degli elementi già visti in atre opere. Un world-building decisamente più dettagliato, che però qui viene solamente suggerito, lasciando al lettore il compito di tappare i buchi con l’acquisto di altri manuali.

STILE: Una gestione del Mostrato molto curata e senza troppi orpelli letterari, anche i numerosi momenti introspettivi sono collocati con sapienza, evitando così di interrompere la scena. Solo nel terzo atto si osserva una leggera pigrizia dovuta ad alcune scelte narrative che costringono i tempi a dilatarsi.

INTRECCIO: A costo di ripetermi, ribadisco che il terzo atto è il più debole di tutto il libro. La scelta di concedere loro alcuni giorni di tregua causa inevitabilmente un crollo del ritmo. La tensione torna poi a salire in un climax che porta a compimento il rapporto conflittuale tra i quattro personaggi, ma l’epilogo grida a gran voce una continuazione che a questo punto non so se ci sarà.

VOTO SOGGETTIVO: Questo libro mi ha intrattenuto più di quanto osassi sperare e mi ha messo in testa la voglia di approfondire l’ambientazione. Lo stile, come ho già detto, è davvero ben curato e ne fa un titolo che merita di essere letto e promosso. Soprattutto se siete fan degli horror con ambientazione storica!

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