IL CODICE DEL PIRATA SCRITTORE #17 “Il Conflitto narrativo (1/3) – Introduzione e conflitto interno”

Nel suo libro “L’arco di trasformazione del personaggio”, Dara Marks ci parla dei tre pilastri di una trama, senza i quali la storia non potrebbe avanzare: CONFLITTO, AZIONE, OBIETTIVO. Soffermandoci sul primo, il conflitto è a tutti gli effetti il carburante narrativo della nostra storia e senza di esso nessuna scena avanzerebbe.

Lo potete verificare in certi brutti romanzi infarciti di lunghe descrizioni, o quando si narra la routine di un personaggio senza che nella scena si verifichi niente che ravvivi l’attenzione del lettore. Un po’ come pretendere di navigare con la bonaccia.

Chiarito questo, il buon Pirata Scrittore deve anche sapere che i conflitti devono avere un senso per la trama. Non possono essere degli ostacoli fortuiti messi per separare il protagonista dal raggiungimento del suo obiettivo, anche perché – l’arco di trasformazione questo lo spiega bene – il concetto è che il protagonista deve cambiare, superando il suo difetto fatale, che nel corso della trama diventerà sempre più opprimente inasprendo anche il conflitto.

Quindi il conflitto è legato a doppio filo con il difetto fatale del protagonista, e già questo dovrebbe servire da filtro per determinare l’evolversi della vicenda. Un conflitto che non intacchi in modo più o meno evidente i vecchi paradigmi mentali del protagonista, non andrebbe preso in considerazione.

Questo ci porta alla prima delle tre declinazioni, ossia il “conflitto interno” (vedremo gli altri nelle prossime lezioni del Codice del Pirata Scrittore). Come ci insegna Dara Marks: non c’è azione, gesto, movimento che abbia valore a meno che non venga interiorizzato dal personaggio. Già a partire dalla chiamata all’azione, gli eventi della storia spingeranno verso un cambiamento al quale lui farà fatica a adattarsi.

Questo causerà una serie di sofferenze che saranno vissute a livello interiore (ed ecco perché è così importante che la scena abbia un Punto di Vista coerente) e che porteranno a una manifestazione esteriore. Una storia che punti tutto sull’azione esterna senza dedicare la giusta attenzione all’universo emotivo del protagonista, mancherà di un importante tassello.

Dimenticarsi di associare al conflitto il difetto fatale del personaggio provocherà anche l’effetto di narrare una vicenda impersonale, con la conseguenza di creare un personaggio facilmente rimpiazzabile. Attento a non commettere questo errore, perché spesso trame sorrette da grandi idee non fanno presa sui lettori proprio per l’assenza di un protagonista che possa definirsi tale.

Nella prossima lezione vedremo invece come il vissuto interiore del protagonista si relaziona agli altri personaggi creando il conflitto di relazione.

© Riproduzione riservata

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