SAGA DI CLAUDIO E VERGY – Il 36° Giusto

Grimjank è morto. I vampiri, privati della sua guida, sono abbandonati a sé stessi e aspettano solo che il deperimento e la fame li liberino dalla condizione di non-morte. Modena, nel frattempo, cerca di riprendersi dalla “mattanza vampirica” che ha avuto luogo mesi prima e che ha visto morire molte persone. Chi invece non riesce proprio a voltare pagina sono Claudio e Vergy, usciti vincitori dal confronto alla Rocca, ma incapaci di rientrare nella società che hanno difeso. Senza un soldo e con zero prospettive per il futuro, l’unico modo per sbarcare il lunario è di riprendere la loro vecchia attività di cacciatori di vampiri, capeggiati da un uomo senza scrupoli di nome Paride e uniti solo da un reciproco senso di lealtà.

Le ultime settimane per me sono state, letteralmente, una staffetta d’impegni. Tra lavoro, vita privata, studio e dulcis in fundo la lettura di questo libro, il tempo da dedicare a ogni singola cosa era tarato sul filo dei secondi. Il 36° Giusto, poi, è un libro che per me ha un valore affettivo, e che quindi andava trattato con attenzione. È stato il primo libro di Claudio Vergnani che abbia mai acquistato (esatto, è venuto prima de Il 18° Vampiro) ed è stato un acquisto accidentale. Ancora oggi non mi capacito di come sia entrato nel mio campo visivo (in un mercatino dell’usato), né cosa mi abbia spinto a toglierlo dallo scaffale, leggere sinossi e decidere di acquistarlo. A me le storie sui vampiri non interessavano, e ai tempi c’era ancora la moda dei cloni di Twilight che invadevano le librerie, quindi si può dire che il mio incontro con Vergnani fosse scritto nelle stelle.

Venendo a noi, stavolta non ci sono ristampe a opera di intraprendenti case editrici, né mi risulta siano in procinto di uscire, perciò ci occuperemo della prima edizione edita da Gargoyle Books, con la sua inguardabile copertina che nasconde un diamante grezzo tutto da scoprire. La storia inizia mesi dopo la sconfitta del Maestro vampiro Grimjank, in un periodo in cui i nostri protagonisti, ben lungi dal godersi la vittoria, devono vedersela con la miseria della loro condizione. Claudio sguazza nella depressione ingoiando ansiolitici come mentine, Vergy vive alla giornata facendo del risparmio una filosofia di vita. Qui la voce narrante del protagonista ci riassume alcuni fatti avvenuti al termine del precedente libro, una scelta criticabile ma funzionale al setting della situazione (per farvi un esempio, ci viene mostrato un cane che non avevamo mai visto prima), il problema però diventa grave quando, nel capitolo successivo, veniamo catapultati in un flashback in cui sono mostrati proprio i fatti del riassunto (e dove, in effetti, avviene il primo incontro col cane). Invertire questi due capitoli durante la progettazione della storia, oltre che a creare un trama più lineare (e fruibile), avrebbe evitato il bisogno di uno spiegone che appesantisce il testo.

La sovrabbondanza di parole è un problema tipico dei romanzi di Vergnani, che soffrono spesso di periodi lunghissimi e muri di testo che occupano lo spazio di intere pagine.

Perché parlarne qui, allora, e perché tessere le lodi di un autore così logorroico? Perché Claudio Vergnani, a prescindere dai difetti, è un autore geniale. È geniale la sua ironia (cinica e squisitamente volgare) e lo sono le sue soluzioni narrative. L’alchimia perfetta tra il dramma di Claudio e lo humor di Vergy, e gli sviluppi imprevedibili della trama, fanno di quest’opera una lettura da cui non ci si stacca, malgrado la sua lunghezza.

Il 36° Giusto è un romanzo corposo, il più denso della serie, e questo perché l’autore ha divagato spesso, oppure è caduto nella tentazione di aggiungere un monologo lungo, o un momento introspettivo di troppo. Non aiuta nemmeno l’assenza di un vero e proprio arco narrativo, optando invece per una struttura a episodi, anche a causa dell’introduzione del personaggio di Paride, assente per la maggior parte del tempo, ma che spinge i nostri impreparati protagonisti in situazioni sempre più difficili e pericolose.

Parlando dei personaggi (da sempre il vero asso nella manica di Claudio Vergnani), tornano quelli già visti nel precedente libro, più approfonditi e irriverenti che mai, insieme a nuove carismatiche figure aggiunte per arricchire il cast già nutrito della saga. Dal già citato Paride (che per i nostri è quasi un villain) all’inedito Matthew, un nano ivoriano che nei prossimi libri acquisirà un’importanza sempre maggiore, fino alla misteriosa Margherita, protagonista di un importante colpo di scena.

I pregi di questo libro sono tutti nelle peculiarità dello stile di Vergnani, un modo di narrare che pure se prolisso e tendente al Raccontato (anche se il Mostrato non manca), riesce a calare perfettamente nella situazione, evocando immagini vivide nella mente del lettore, anche grazie all’azzeccata scelta di un protagonista malinconico ma tenace, con cui e facile empatizzare e per cui siamo pronti a fare il tifo.

Claudio e Vergy hanno ancora molto da dire, ma in questo libro vediamo il consolidarsi di una coppia leggendaria, e se avete amato il primo (anche nella sua versione Acheron divisa in due parti), fate il possibile per recuperare questo (sebbene al momento il volume sia fuori catalogo e l’edizione è quella che è). Non rimarrete delusi e probabilmente vi spancerete dalle risate.

LINK AL LIBRO: Fuori catalogo e reperibile solo nel circuito dell’usato.

LIBRI PRECEDENTI:

  1. Grimjank
  2. Il Giorno dei Morti

IDEE: Un ottovolante di gag, situazioni assurde e dialoghi irriverenti. Personaggi vecchi e nuovi eccezionali e caratterizzati alla perfezione, pure nei ruoli minori. Colpi di scena azzeccatissimi.

STILE: Fasi di buon Mostrato alternate a un Raccontato sufficientemente evocativo. Rispetto al precedente libro, è narrato interamente al passato e viene da chiedersi chi sia l’ascoltatore della vicenda. Soffre di alcuni periodi troppo lunghi e di muri di testo interminabili. Inoltre, l’edizione analizzata presenta numerosi typo distribuiti lungo tutte le pagine.

INTRECCIO: Manca una reale trama e arrivati all’epilogo ci troviamo punto e a capo, niente è stato risolto, niente si è evoluto. I protagonisti sembra facciano di tutto per infilarsi nelle situazioni peggiori e imboccano sempre la via più difficile. Se non altro, le soluzioni narrative escogitate sono varie e tengono alto l’interesse.

VOTO SOGGETTIVO: Trattandosi di Vergnani non posso che consigliarne la lettura, ma mi rendo conto che si regge solo grazie allo humor e ai magnifici personaggi. Senza queste virtù sarebbe un libro molto difficile da fruire.

2 replies

  1. Ti capisco benissimo. Anch’io sono molto occupato e ho poco tempo. Fortunatamente sono riuscito a scrivere alcuni articoli in precedenza. Per il resto hai scritto un articolo veramente interessante e molto approfondito.

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