
Tornati dalla loro escursione statunitense al Lovecraft’s Innsmouth, Claudio e Vergy scoprono che invece del tanto agognato riposo, a Modena, li attende l’ennesimo inconveniente: la loro abitazione è stata messa sotto sequestro dal Comune, e senza nessuno che li possa ospitare sono costretti ad arrangiarsi. La soluzione proposta da Vergy è di occupare un vecchio edificio abbandonato che sorge nei pressi di un cimitero fuori città, dove tra pulizia, riparazione degli impianti e sopralluoghi, riescono a tenersi impegnati e a non soffermarsi troppo su quanto le loro vite siano precipitate in basso. Ma una cosa che i due hanno imparato è che la tranquillità è solo il preludio all’ennesima crisi, e non passa molto tempo prima che bande armate assortite decidano di prendere d’assalto il cimitero. C’è qualcosa lì che sembra attirare il peggio del sottobosco criminale, e che lascia dietro di sé una scia di cadaveri ridotti in uno stato pietoso. Non si sa se sia un uomo o un’entità sovrannaturale, non si sa nemmeno se esista o se sia una strampalata leggenda. L’unico indizio è un bisbiglio nella notte, e la certezza che chiunque viene preso di mira non ne esce vivo.

Ci siamo ragazzi, è stato un lungo viaggio e almeno per il momento siamo arrivati a destinazione. Lo confesso, avevo questo libro in “to-be-read” da anni, e sapevo che il giorno in cui l’avrei concluso sarebbe stato un giorno triste. Ve l’ho ripetuto fino alla noia quanto io ritenga Claudio Vergnani un autore sottovalutato ma allo stesso tempo mostruoso. Una penna che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo creare negli anni uno stile riconoscibilissimo e indimenticabile. Soprattutto, uno stile che è davvero capace di tenerti incollato alle pagine, e non lo dico come frase fatta e abusata da tutti: quando tengo in mano un libro di Vergnani sono capace di leggere metà dell’opera in una sola sessione, se ho il tempo e la tranquillità per farlo.
Ma lodi a parte, cosa si può dire di questo A volte si Muore che non sia stato già stato espresso in una qualunque delle precedenti recensioni? In fondo Vergnani fa quello che ha sempre fatto, ossia raccontare una piccola serie di vicende interconnesse tra loro, alternando momenti di panico e ilarità. Giusto?
Non stavolta.
Questo libro ha qualcosa di diverso dagli altri, come se ci fosse una presa di coscienza sul fatto di essere giunti alla fine di qualcosa (in realtà noi sappiamo che la vicenda di Claudio e Vergy continua con altre opere, recuperatevi per esempio la mia recensione di Il Sangue non Basta), e lo si evince dai toni più cupi delle introspezioni del nostro protagonista, dove emerge una stanchezza che sta cominciando a presentargli il conto. E la sensazione è che stavolta neanche i siparietti comici riescano a smorzare la tensione.
In effetti la storia per tutto il primo atto non punta a presentarci la nuova sfida, quanto a mostrarci il nostro duo alle prese con un’esistenza al limite del sopportabile, dove anche il concetto stesso di “sopravvivere” è un lusso negato.
Ma non pensiate che questo libro sia esente da una trama, perché di nuovo cadreste nell’errore. Vi avevo già menzionato come Lovecraft’s Innsmouth vantasse una storia molto più strutturata di tutti gli altri libri, ma persino lì era facile riscontrare come si dividesse in due segmenti ben distinti. Quello che invece è a mio avviso il pregio più grande di A Volte si Muore è come ci sia un’unica grande vicenda che dalle prime pagine si sviluppa e prosegue senza che vi sia necessità di uno stacco contestuale, e arrivati all’epilogo si ha una perfetta chiusura circolare.
Tra l’altro, con questo libro, l’autore ci invita a prendere parte a un gioco, con l’obiettivo di scoprire la verità dietro al Bisbiglio e in che modo la sua presenza è legata a Claudio e Vergy. Vi sentirete un po’ lettori di Agatha Christie che cercano di scoprire l’identità dell’assassino, e nel frattempo avrete modo di constatare la particolarità di questo personaggio. Non il solito mostro o criminale simile a quelli affrontati in passato, ma un unicum nel suo genere, e che entra in scena proprio nel momento in cui il modello “pazzi criminali”, “mostri folkloristici” o “sadici ricchi” stava cominciando a diventare ripetitivo. Io non so se l’autore l’abbia deciso di proposito o se sia trattato di un fortuito caso, ma davvero non riesco a immaginare niente di meglio per la conclusione di questa saga.
Inutile invece che mi soffermi troppo su pregi e difetti prettamente tecnici. Nel corso degli anni Claudio Vergnani ha imparato a condensare la sua prosa in testi più scorrevoli e scartando scene secondarie o terziarie, tirando fuori il massimo dal suo stile di scrittura dettagliato e introspettivo, e se come me vi siete ormai abituati alla sua tecnica, non noterete alcuna differenza.
Ora non ci resta che salutare la nostra dinamica strana coppia nell’attesa di nuove avventure, e nell’attesa goderci le ultime pubblicazioni dell’autore, tra ristampe e opere inedite. Colgo l’occasione per invitare il buon Claudio a valutare la ristampa di questo e anche di Lovecraft’s Innsmouth, che usciti sotto l’etichetta della defunta Dunwich Edizioni, rischiano di diventare introvabili da un momento all’altro.
Voi che mi state leggendo, non fatevi fregare dall’indecisione e correte a procurarvi una delle ultime copie ancora circolanti di A Volte si Muore, vi garantisco che non ne rimarrete delusi.
LINK AL LIBRO: A Volte si Muore
LIBRI PRECEDENTI:
IDEE: In questo libro ce n’è una sola che merita di essere menzionata, ma quell’unica idea regge da sola il peso di tutto il romanzo. Il Bisbiglio è un personaggio enigmatico, sfuggente, imprevedibile sia per i protagonisti che per i lettori stessi. Chi è veramente? Perché fa quello che fa? Sarete coinvolti in prima persona nella ricerca delle risposte, e una volta arrivati alla fine difficilmente ve ne scorderete.

STILE: Non sarò ripetitivo su aspetti che ho ripetuto più e più volte, vi basti sapere che tutte le caratteristiche tipiche dell’autore le ritrovate anche qui, e se lo apprezzate sarà un buon “more of the same”. Se di contro non avete mai gradito il suo approccio, non cambierete idea stavolta.

INTRECCIO: Una trama ancora più solida di quella vista nel libro precedente, e che finalmente non ha avuto bisogno di essere spezzettata in micro-eventi per portare a casa il risultato. Si prende anzi del tempo per scavare ancora più in profondità nella psiche del protagonista.

VOTO SOGGETTIVO: Mi fa strano pensare che al momento non ci sono più altri libri di Claudio e Vergy che mi attendono sugli scaffali, ma questi personaggi sono ormai diventati parte di me, e mi hanno permesso di conoscere sfaccettature dell’autore che forse non avrei mai scoperto se mi fossi limitato a interagire con lui. E sono tra i pochi libri che rileggerei volentieri senza mai sentirmi sazio.


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