Venezia Metal

Anno 2063. Il mondo si è piegato all’influenza della Chiesa, e la musica Metal è stata bandita da tutta Italia. Venezia, un tempo orgoglio turistico della penisola, è diventata un centro d’accoglienza per tutti i punk e i metallari che hanno deciso di non piegarsi al nuovo ordine costituito. Gianni segue le orme del fratello Paul, leader dei Box of Suffering, con l’intento di trovare il suo posto in una Venezia Metal dove tutti sono in competizione e dove la vita è resa ancora più difficile dal degrado, dalle droghe e dalla totale indifferenza delle autorità pubbliche. Come se ciò non bastasse, una strana muffa viola, chiamata “Bava di Satana”, ha invaso la laguna e pare accresca le abilità musicali di chiunque se ne ricopra. Le origini di questa misteriosa sostanza forse sono da ricercarsi nei meandri del palazzo Ca’ Dario, teatro di terribili omicidi e leggende spaventose, e dove i Midnight Necro Runners, la band più famosa di Venezia Metal, sta portando avanti oscuri rituali con l’intento di risvegliare un’antica entità sopita…

Sarò sincero con voi: la prima volta che mi sono messo qui con l’intenzione di scrivere questa recensione, sono incappato in un blocco dello scrittore assurdo. La ragione potrà sembrarvi paradossale, eppure è la sacrosanta verità: è davvero difficile portare degli argomenti su Venezia Metal che non siano riassumibili nella frase: “Compratelo, sbranatelo, consumatelo!”. E dire che sono uno che si vanta di recensire quanto più oggettivamente possibile…

L’ultima fatica di Marco Crescizz, autore di lungo corso di Vaporteppa (anche se non l’ho mai trattato qui), ha fatto sì che mi togliessi gli ultimi dubbi circa lo stile promosso dalla collana e dal suo curatore, il Duca di Baionette. Malgrado sia da anni un convinto sostenitore della Scrittura Immersiva (sul sito ho già trattato Sangue del Mio Sangue, La Fine dell’Uomo e Streghette), su questi libri ho sempre trovato qualcosa da ridire, tra perplessità su alcuni protagonisti e certi sviluppi di trama. L’idea che tali impressioni fossero in un certo senso “inevitabili” ha resistito fino a oggi, e se ora mi sono definitivamente convinto che una storia scritta con questi dettami può davvero trascinarmi dalla prima all’ultima sillaba, il merito va all’opera di cui stiamo per parlare.

Cos’altro possiamo dire per introdurre il discorso? Forse citare il fatto che l’ultima volta che Venezia è finita su questo sito, era stata teatro delle disavventure del giovane Vergy in Per ironia della morte, e prima ancora era la sede dell’Accademia delle Dame Noire nel romanzo Streghette. Ma se in quelle circostanze non era altro che una scenografia che sfruttava alcuni elementi caratteristici della città per ancorarci alla realtà, stavolta è essa stessa protagonista della vicenda, tanto quanto lo è Gianni, che vi approda gonfio di aspettative e con il desiderio di affermarsi come musicista al pari di suo fratello Paul.

La Venezia Metal di Crescizz è una città inondata dal mare a causa del riscaldamento climatico e la “terra ferma” è per lo più costituita da tetti e passerelle. I morti per overdose vengono gettati in acqua e i loro cadaveri diventano parte del fondale. Una distopia terribile, a sentire così, che però risponde al desiderio di fuga da una civiltà che, con la scusa del benessere, priva i cittadini della propria libertà d’espressione. Gianni farà del suo meglio per cercare di adeguarsi alla sua nuova vita, al motto di “Stay Metal”, ma non ci metterà molto a capire che qualcosa di molto, molto marcio, sta contaminando la laguna.

La gestione del protagonista è uno dei punti forti del libro. Con un’ambientazione così, che trasuda Metal fin dalla copertina, è inevitabile che una parte dei lettori (quelli che al genere non si sono mai avvicinati) possa sentirsi esclusa. L’intuizione dell’autore è quella di rendere il nostro protagonista abbastanza in gamba come musicista, ma non abbastanza da creare un distacco con il lettore. Gianni, che presto assumerà il nome d’arte di Inox, sa maneggiare la chitarra, ma non ai livelli richiesti per essere una star; è appassionato del genere, ma non esperto come suo fratello; vive per il Metal, ma non abbastanza da abbandonarsi all’uso massiccio di droghe e ad altre sostanze psicotrope. Il lettore potrà quindi empatizzare facilmente con lui, godendo dei suoi successi e soffrendo insieme a lui per le sconfitte e le umiliazioni.

La musica Metal è uno degli argomenti principali del romanzo, e non mancheranno le occasioni di vedere, da una prospettiva molto ravvicinata, la vita di un gruppo di artisti nei loro momenti di preparazione a un concerto e durante le esibizioni. Il merito di questo va a un sapiente utilizzo di dettagli tecnici e di uno stile di scrittura che non farà rimpiangere a nessuno eventuali lacune nozionistiche (anche se la vostra esperienza si limitasse al flauto che suonavate a scuola media).

Ma Venezia Metal combina tra loro anche altri elementi tipici della narrativa fantastica: il futuro in cui si ambienta rimanda al pessimismo distopico di un certo tipo di fantascienza, e la presenza della Bava di Satana, le cui origini sono avvolte dal mistero, arricchisce il tutto con degli elementi weird lovecraftiano che non sono mai di troppo in queste occasioni. Non mancano neppure elementi horror e di soprannaturale, come le leggende che ruotano intorno a Ca’Dario, e che insieme al resto, si uniscono per creare una vicenda sopra le righe e tuttavia coerente nel suo universo.

Cercare dei difetti in Venezia Metal mi costringe ad accanirmi sulle inezie, anche laddove il cercare di correggere tali problemi avrebbe portato alla creazione di altri difetti. E a questo punto se lo faccio è solo per mero completismo: abbiamo detto che è un romanzo Metal, ma così Metal che perfino le gondole che i personaggi usano come mezzo di locomozione tra le vie allagate della città sono chiamate “metal-gondole”. Un lettore che per qualche motivo provasse antipatia per questo genere musicale e la cultura che lo accompagna, potrebbe sentirsi infastidito da tutta quest’enfasi.

Tra l’altro, quello che non ho detto, è che quasi tutti i personaggi presenti nel libro sono caratterizzati alla perfezione e il rischio di confondere un nome con un altro è praticamente zero. TRANNE che per i componenti di Midnight Necro Runners, che sono approfonditi pochissimo e con una caratterizzazione nettamente inferiore rispetto a qualunque altro personaggio. E considerando che rivestono un ruolo importante nello sviluppo della trama, non è qualcosa su cui posso chiudere un occhio.

Ma è tutto qui, davvero. La cura per lo stile, la ricchezza di contenuti, la passione che trasuda da ogni pagina fa di questo romanzo il mio Vaporteppa preferito, che io consiglio a tutti. Ma proprio a tutti. Anche a coloro che, leggendo il titolo o guardando la copertina, dovessero essere assaliti dal pregiudizio. Non dategli retta, piuttosto ascoltate la voce del Capitano.

LINK AL LIBRO: Venezia Metal


IDEE: Già il concept è folle e divertente di suo, aggiungeteci intuizioni weird e personaggi variegati e fuori di testa e avrete Venezia Metal. L’unico problema è che proprio per il suo essere così sopra le righe, potrebbe non piacere a tutti.

STILE: Stile immersivo, chiaro e perfetto. L’aspetto più incredibile è che riesce a essere anche molto tecnico, senza darti mai l’impressione di dover fare un corso accelerato al conservatorio per comprendere tutte le azioni che i personaggi compiono.

INTRECCIO: La storia è semplice ma niente affatto banale, e riesce a presentarti con il giusto numero di scene sia la vita dentro Venezia Metal, che fuori nell'”Italia bene”. Il protagonista ha un percorso di evoluzione accordato alla perfezione e lui stesso è un personaggio molto amabile. Peccato non si possa dire lo stesso per i Midnight Necro Runners, che avrebbero beneficiato di qualche scena in più.

VOTO SOGGETTIVO: L’ho già detto che è il mio Vaporteppa preferito? Peccato non poter dare più teschi di quanti stabiliti per questo parametro.

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